C’è questa idea comune, nel mondo dell’élite letteraria, che un libro “leggero” debba essere obbligatoriamente stupido. In Italia i libri vengono divisi in due categorie ben definite, quelli di cultura e quelli buoni per incartare il pesce. Eppure, in un paese dove il tasso dei lettori é vergognosamente tra i più bassi d’Europa e si pubblicano circa 10 libri al giorno (ovvia strategia di mercato del produrre maggior prodotto rispetto alla quasi inesistente richiesta) é impossibile non considerare le “sottocategorie”.
Il libro di Stefania Bertola, “Ragazze mancine” é un romanzo leggero ma assolutamente non stupido. Non é certo ai livelli della scrittura femminile di Goliarda Sapienza, ma se dovessimo cercare, per forza, un’ubicazione letteraria potremmo sistemarlo in una di quelle sotto categorie appartenenti al settore culturale.

Poi c’è quella categoria che tanto ci fa indignare, quella dei libri “da supermercato” che si presentano con l’intenzione d’essere leggeri ma impregni di verità e filosofia assoluta, maturi ma con dei personaggi che a trent’anni si comportano come diciottenni al primo anno di università, una cosa terribile insomma. Onestamente non ho bisogno di leggere Paulo Coelho o ancora peggio Fabio Volo per capire in che direzione sta andando la mia vita, al massimo pago uno psicoterapeuta o leggo Joyce. Adesso, alcuni di quelli appartenenti all’élite letteraria di questo paese hanno deciso di collocare la Bertola proprio tra gli scaffali del supermercato tra Volo e Coelho. Errore stupido e concedetemelo banale. I libri di Stefania Bertola sono la perfetta opposizione della stupidità. Sono leggeri sì, ma ironici, arguti, lo stile non é solo scorrevole, é minuziosamente misurato, completamente aderente ai personaggi e alla storia. Bertola analizza le donne di oggi, con sorriso ma senza superficialità, raccontandoci delle nostre “fisse” , dei preconcetti femminili, dei sogni di una ragazza qualunque di un paese qualunque in un tempo strategicamente definito.

“Ragazze mancine” é la storia di due donne che a pensarle insieme viene quasi da ridere: l’intellettuale Adele che non sa nemmeno preparare la minestra della domenica, che definisce praticità ordinare libri su Amazon, appena piantata dal marito miliardario. L’alternativa é Eva che si affanna e si barcamena tra lavori precari, mezzi pubblici, una bambina di appena un anno con 3 probabili padri tutti uguali a lei, ignorante in modo spaventoso.

Adele si ritrova improvvisamente senza un soldo, casa e marito, fuggito con l’amante bielorussa dopo il fallimento dell’azienda. Adele non sa far nulla, non ha mai voluto far nulla, laureata in Lettere per diletto, ma completamente avulsa da qualsiasi interesse per il mondo del lavoro. Senza più un marito si trova nella triste condizione di doverne scegliere uno nuovo, possibilmente ricco e il più impegnato possibile, perché un uomo ricco ma con tempo libero a disposizione richiede attenzione, ti obbliga ad avere rapporti sociali, un marito ricco ma con l’agenda piena fino alle dieci di sera ti concede di spalmarti in una vita fatta di teatro, musica, libri, arte, senza dover mai indossare un abito lungo. Purtroppo per Adele il marito ricco é lontano e il presente le riserva solo la compagnia di una ragazza madre che ama l’hardcore con figlia a carico con cui condividere un mini appartamento con tanto di cane/ elefante.

I colpi di scena si nascondono dietro ogni pagina, a volte eccessivamente marcati tanto da non sembrare credibili, ma la suspense che si crea lascia il lettore talmente incuriosito dal finire con il berlo questo libro e non leggerlo. La Bertola non si fa mancare nulla: potenziali mariti ricchi, isteriche ed egocentriche donne di spettacolo, uomini con doppia personalità, matrone borghesi, autori di romanzetti adolescenziali, conti vestiti da punk, una schiera infinita di domestici e precari e un medaglione, forse rubato, forse trovato, che unisce tutti gli incredibili ( nel senso che  proprio non ci si crede) personaggi di questa storia, unendoli con una ragnatela di bugie, desideri, fissazioni, egoismo e perché no un pizzico di romanticismo che solo un film in bianco in nero sa dare.

Quello che rende “bello” questo libro non é tanto la storia o l’intreccio, ma i personaggi minori, i piccoli dettagli, le battute sugli uomini e le donne e l’ipocrisia borghese. Da un romanzo di “sotto categoria” non ci si poteva aspettare che l’attenzione per i “sotto elementi”.  Questa non é affatto una critica. Ricordiamoci che Salinger ha scritto un intero libro sui “sotto elementi”. Adesso non voglio certo paragonare la Bertola al Dio, ma piuttosto dire che sia lo stile che l’intenzione di questo libro non sono assolutamente stupidi, ma profondamente riflessivi.

E poi sfido chiunque di voi donne a non trovare in queste due affascinanti protagoniste qualcosa che vi rappresenti, fosse anche il modo di spostarsi i capelli da davanti agli occhi .

Rubrica a cura di Gabriella Esposito



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