Le passioni che sconvolgono l’animo, l’amore per la musica, il ritrovamento di un manoscritto nell’opera edita da Bastogi che più che un libro sembra uno spartito musicale, da togliere il fiato

Fino a che punto ci possono spingere le nostre passioni? È possibile che quando si ama intensamente l’arte, o la musica, o le scienze, o finanche lo sport…l’animo umano ne resti radicalmente sconvolto, perdutamente ossessionato? Nell’antica Grecia gli invasati erano dei prescelti, dei privilegiati eletti dal dio per essere pervasi e posseduti dalla potenza e dalla volontà divina. Godevano di una posizione di assoluta preminenza, diametralmente opposta, quindi,all’attuale e moderna concezioneche li bolla come disturbati, folli o emarginati. Ma colui che ha innalzato la propria passione a unica ragione di vita, è davvero uno squilibrato o piuttosto è alla continua ricerca di un equilibrio interiore?
Que puis-je faire? si domanderà, allora il nostro invasato, che cosa posso fare? Come posso vivere senza la mia arte, il mio sport, le mie scienze, la mia musica? Come posso raggiungere l’assoluta perfezione? Ed è quello che accade a Virginia, la “bella forestiera” protagonista del romanzo breve Virginia (o: Que puis-je faire?) di Paolo Maria Rocco, pubblicato da Bastogi Libri (€ 10,00, pp.80).
Non a caso musicista, perché per dirla con Nietzsche la musica è l’arte dionisiaca per eccellenza, quella che più di ogni altra ci coinvolge in un rapimento estatico e ci fa perdere i freni inibitori, Virginia verrà rapita da una scoperta epocale che si ritroverà casualmente tra le mani e che metterà sottosopra la sua vita: il ritrovamento di un antico manoscritto, presumibilmente il breviarium appartenuto a Guido d’Arezzo su cui il brillante monaco avrebbe apportato la sua innovativa notazione musicale.
Ponendosi dunque nel solco del topos narrativo del “manoscritto ritrovato”, l’autore si propone di rievocare più ancora che un preciso contesto storico, un’atmosfera che ha segnato il momento memorabile in cui è avvenuta una vera e propria rivoluzione in campo musicale: il momento in cui, grazie alla codificazione universale di Guido d’Arezzo, la musica non è stata più trasmessa oralmente e ad personam, appannaggio solo di pochi eletti, ma scritta sugli spartiti, dunque trasformata in un sapere fruibile da chiunque, anche attraverso lo spazio e il tempo.
Il romanzo si legge con estrema facilità, leggerezza e piacevolezza: la storia, apparentemente un’attenta ricostruzione filologica di un’antica biografia, altro non è se non la narrazione di un grande amore. L’amore per la musica, per il sapere, la sfrenata passione che anima laricerca di perfezione artistica (come non rivedere in Virginia, il virtuosismo dello Jeno di Canone inverso), l’affascinante sapore dell’investigazione, il gusto inesprimibile della scoperta…Il tutto condito con uno stile squisitamente raffinato ed elegante, poetico e musicale, che guida il lettore nella lettura di un testo, che più che un libro, appare uno spartito musicale. Una sorprendente lettura quasi sonora da togliere il fiato.

PAOLO MARIA ROCCO, nato a Napoli, vive a Fano. Laureato in Lettere Moderne è stato professore a contratto per l’Università di Urbino. Ha conseguito Perfezionamento nell’Università di Firenze. Esordiente nella narrativa, ha pubblicato poesie, saggi di critica letteraria (tra i quali Il Christian Madden di Bruno Fonzi, sullo scrittore e traduttore marchigiano Bruno Fonzi, per Simple Edizioni di Macerata) e traduzioni e interventi critici su Georges Bataille. È giornalista professionista dal 1995 (Il Giorno di Milano, L’Eco di Bergamo, La Gazzetta di Pesaro, Il Resto del Carlino, Altro giornale marche e altri), insegna Letteratura italiana e Storia nelle scuole superiori. Sue poesie inedite sono presenti nell’Enciclopedia di Poesia Contemporanea della Fondazione Mario Luzi celebrativa del Centenario della nascita del poeta.



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