SANT’ANASTASIA. Due ore all’insegna di genuina comicità e spassose vicissitudini, ecco come si potrebbe sintetizzare, in due parole, la commedia “Le trovate di Pappagone” rappresentata dalla Compagnia stabile del Teatro Metropolitan ed andata in scena ieri al cineteatro di via Antonio D’Auria: Antonio Merone, che ha dato, ancora una volta, conferma della sua maestria sul palcoscenico, stavolta si è districato nella tragicomica realtà di Gaetano Esposito, al secolo Pappagone, storico personaggio interpretato dal mai dimenticato Peppino De Filippo di cui, proprio quest’anno, si celebra il trentacinquesimo della sua dipartita. Ispirata alla commedia di Armando Curcio “I casi sono due” e riadattata dallo stesso Merone, “Le trovate di Pappagone” rappresentano quasi un’antologia della sagoma teatrale del personaggio, diviso tra la sua buffa inettitudine e la sua furbizia, a tratti infantile, a tratti tipica di un uomo saggio.

LA VICENDA.Dopo essere stato assunto come cuoco nella villa del barone Del Duca (Mimmo Borriello), Pappagone (Antonio Merone) si rende subito responsabile di innumerevoli pasticci, scoperti dal maggiordomo Ferdinando (Carmine Beneduce); il barone, intanto, è alla ricerca del suo figlio naturale, avuto prima del matrimonio con la baronessa (Susy Muselli). Ritrovarlo sarebbe un’ottima compagnia per lui e sua moglie, dato che non hanno avuto figli: cosi incarica un impiegato della ditta Argo (Gennaro La Rocca) di riuscire a ritrovarlo. Dopo una serie di peripezie ed altri guai, si scoprirà che è Pappagone il figlio illegittimo del barone. Da cuoco a barone, dunque. Ma anche da barone a cuoco: si, perche un nuovo colloquio tra il barone e l’impiegato della ditta Argo, porterà alla luce che il vero discendente è un altro Gaetano Esposito (Marcello Cozzolino), balbuziente, ipovedente, e anche un po’ sciocco. Perso dalla disperazione, il barone aduna la servitù, tra cui la cameriera (Annamaria Varetti) ed il cameriere (Attilio Miani) ed incarica Pappagone, vittima dello spiacevole equivoco, di ritornare in cucina. Sarà la pescatrice di Pozzuoli (Anna Servillo), colei che ha accudito il figlio del barone, a fornire un indizio indispensabile per scoprire chi sia realmente il figlio. Ma questo lo omettiamo.

Oltre all’impeccabile performance del capocomico anastasiano, simpatico e diretto, da segnalare anche la prestazione di Marcello Cozzolino, il Gaetano Esposito balbuziente e quella di Mimmo Borriello, l’ottimo barone Del Duca. Un’opera spassosa e di sano gusto, una di quelle di cui ci ha abituato, forse un po’ viziandoci, l’indiscutibile Antonio Merone.

Luigi Corcione



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