NAPOLI. Un incontro contro l’accorpamento coatto dei comuni al di sotto dei 5mila abitanti, previsto, nella sua ultima versione, dalla legge Delrio è stato organizzato, a Napoli, nell’auditorium del consiglio regionale, dall’ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali: hanno partecipato ben 324 sindaci provenienti da tutta Italia.
I “sindaci ribelli” hanno fatto sentire le ragioni dei 5700 comuni italiani con meno di 5mila abitanti che rischiano di perdere l’autonomia delle principali funzioni amministrative a partire dal 1 Gennaio 2016. In mezzo alla sala, una grossa mole di norme del codice degli appalti a dimostrazione delle mille difficoltà burocratiche con cui si confrontano ogni giorno i sindaci, specie quelli dei comuni più piccoli che, secondo l’adunanza napoletana ed il presidente ASMEL, Francesco Pinto, sono i più virtuosi nella spesa.
I sindaci hanno annunciato il ricorso amministrativo di incostituzionalità della Legge Delrio al Tar del Lazio: ad oggi sono 150 le delibere formali di adesione al ricorso da parte di altri comuni di tutto il territorio nazionale.
L’accorpamento coatto dei piccoli comuni, è un provvedimento varato nel 2010 dall’ultimo governo Berlusconi ma che non è mai riuscito a trovare attuazione. Nella sua ultima versione, come detto, prevede l’obbligo per i comuni con meno di 5mila abitanti di esercitare in forma associata (con unione da almeno 10mila abitanti) le funzioni fondamentali. L’ultima proroga è arrivata dal governo Renzi che ha fissato al 31 Dicembre 2015 il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo associativo.
I comuni nel ricorso al Tar contestano l’incostituzionalità della norma, perché lede il principio di autonomia degli Enti Locali, garantito dalla Costituzione, ma soprattutto la sua irragionevolezza in quanto i dati ISTAT sulla spesa dei comuni evidenziano che i piccoli comuni hanno una spesa annua di 852 euro pro capite a fronte della media nazionale di 910 euro e della media dei grandi comuni pari a 1256 euro. «I dati dimostrano – ha spiegato Francesco Pinto, Presidente dell’associazione ASMEL – che non c’è affatto una correlazione tra piccole dimensioni del comune e costi di gestione (che sarebbe l’assunto alla base di questa normativa) ma c’è invece una correlazione opposta, perché è proprio nei piccoli comuni, dove è più agevole e stretto il rapporto con i cittadini, che è più semplice contenere i costi. Nel caso si accerti l’irragionevolezza della legge – ha proseguito Pinto – essa sarà affetta dal vizio dell’eccesso di potere legislativo, e, in quanto tale, potrà essere ritenuta costituzionalmente illegittima dalla Corte Costituzionale».

Luigi Corcione



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