NAPOLI. La stazione marittima di Napoli, che ha ospitato l’assemblea regionale dei democrat, pare si sia trasformata in poche ore in una stazione di capolinea. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, sarebbero bastati due sms inviati dal vicesegretario Vincenzo Guerini dal corpo abbastanza deciso (“se passano i due sindaci mi dimetto”), a convincere la segretaria Tartaglione e l’entourage campano in merito al passo indietro dei due sindaci imputati che, a quanto pare, non l’avrebbero presa benissimo. Anzi. A pochi giorni dal 2 maggio, data in cui è prevista la scadenza della presentazione delle liste, i democratici hanno, almeno in parte, sbrogliato il bandolo in cima alla matassa. Nella lista napoletana c’è posto invece per Pino Capasso, sindaco decaduto di San Sebastiano al Vesuvio, che all’Alfieri di cui sopra si era “burocraticamente” ispirato, per tentare, per l’appunto, il salto di qualità (http://www.ilmediterraneonews.it/?p=13436).

I FERMENTI ERCOLANESI. Ma gli spasmi democratici, pur essendo intestini, non sono esclusivamente rivolti alle consultazioni regionali. Ad Ercolano, dove, come si ricorderà, il Partito democratico è commissariato, Teresa Armato, ex senatrice e commissario pro tempore, ha individuato il candidato sindaco in Ciro Buonajuto che ritiene “risponda al meglio alle richieste di innovazione e discontinuità”. Il candidato fresco di nomina ha affidato ai social il suo entusiasmo: «Con determinazione e senso di responsabilità accolgo la richiesta del Pd di candidarmi a sindaco. La campagna elettorale che sta per cominciare non sarà facile. Gli eventi degli ultimi mesi hanno disseminato diffidenze e malumori in città. Noi avremo il compito di spiegare agli ercolanesi che è giunto il momento di cambiare tutto, che da ora tutte le decisioni, tutti i provvedimenti e tutte le azioni di governo della città saranno adottate nella massima trasparenza e con tutto il coinvolgimento possibile». Ma la scelta di saltare le primarie, dopo il caos tessere ed il passo indietro di Strazzullo a cui è stato notificato un avviso di garanzia, non ha messo d’accordo tutti: il segretario cittadino Antonio Liberti che il circolo avallava nella corsa elettorale, ovviamente senza passare per le primarie, ha accusato il colpo del diktat romano. La parlamentare Luisa Bossa, ha parlato, invece, di una “commedia che rischia di diventare dramma” ed ha paragonato il commissariamento ad “una pantomima”.

Luigi Corcione



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